27/04/2018 - Interviews

Was a Be & Synth Ethics

by Vivian Scarpuzza

Subtitles Music, Shogun Audio, The Dreamers Recordings e un EP appena uscito sulla prestigiosa Critical Music. Di chi stiamo parlando? Di quattro produttori italiani che fanno musica che potrebbe tranquillamente venire da Marte e invece sono italiani: Was a Be e Synth Ethics. Li abbiamo incontrati per intervistarli e parlare non solo di “Critical Systems 011”, l’EP pubblicato per l’etichetta di Kasra, ma anche di tanto altro. Per l'occasione i Was a Be hanno anche realizzato un mix esclusivo per Hellmuzik.

La vostra prima collaborazione risale al 2016, quando avete pubblicato la traccia “4 to the floor” nell’EP “Blind” (dei Was a be, ndr) per Shogun Audio: un pezzo che non sembra neanche drum and bass e che in Italia hanno suonato in pochi, mentre mi è capitato di sentirlo suonare al Let It Roll da Kasra ed Emperor: forse la vostra musica in Italia nemmeno la capiscono?
Tommaso (Synth Ethics): Diciamo che, personalmente, ci ho messo una pietra sopra, ogni volta che qualche “non addetto al settore” mi chiede cosa faccio o vuole sentire i nostri pezzi lo preavviso dicendogli che è musica particolare, che “va molto all’estero”.
Nicolas (Synth Ethics): Onestamente non ho interesse che la vasta maggioranza delle persone, specialmente in Italia, capisca questa musica. Finché piace a me e ho un buon feedback dai miei peer sono più che soddisfatto. Secondo me mancano le basi e le influenze culturali per apprezzarla, quindi per molti è faticoso comprendere o apprezzare sonorità nuove e non “standard”.
Fabio (Was a be): Il problema si presentava anche prima, quando ancora non si produceva ma già si suonava in giro. Le critiche o gli insulti alle serate sono stati molto variopinti: nella top 3 ci metto “Fai schifo”, “Cos’è ‘sta merda?!”, “Metti la techno!”. Questa cosa, a volte (spesso), ti dà un grandissimo senso di sconforto ma alla fine ci pensi e capisci che, in primis, facciamo musica per noi stessi non per gli altri.
Ivan (Was a be): Conviviamo con questo problema da quando abbiamo iniziato a far musica. Purtroppo tanta gente si approccia alla musica, ma non solo a questa, in modo troppo superficiale senza mai cercare di approfondire le sue conoscenze. Noi, col tempo, ci siamo adattati e continuiamo a fare quello che ci piace senza dargli troppo peso ma, al tempo stesso, nei nostri Dj set cerchiamo, spesso con scarsi risultati, di “educare” il nostro pubblico variando tra le diverse sfaccettature della drum and bass.

Finalmente l’Ep su Critical è uscito. Durante il Sun and Bass qualcuno ha caricato un video e per settimane la gente continuava a chiedere di chi fosse quella canzone, se non sbaglio era “Too Much”, ma ogni traccia dell’EP è originale e diversa dalle altre, avete fatto davvero un ottimo lavoro! Com’è stato collaborare con la Critical? Avete avuto un approccio diverso dalla Shogun Audio o dalle altre label con cui avete collaborato? Pensate che ci saranno altri EP in futuro?
Tommaso e Nicolas: Noi, prima di questo EP, avevamo collaborato solo con la Dreamers, dunque collaborare con la Critical è stata veramente una bella esperienza: sono figure professionali che fanno questo lavoro da 15 anni e si vede veramente. Comunicazioni trasparenti, efficienti e in completa tranquillità. Ci piace tantissimo inoltre avere il completo controllo creativo sulla musica, sia a livello tecnico che a livello stilistico. Su altro materiale non possiamo dire nulla al momento.
Fabio e Ivan: Sul fatto che ci sia un approccio diverso tra queste etichette, no… Shogun e Critical sono in gioco da 15 anni ed entrambe lavorano in maniera molto professionale. Le differenze, forse, sono l’approccio dei due boss: mentre Friction ha due figure distinte, ovvero quella di Dj e manager di Shogun in parallelo, Kasra centra tutta la sua immagine sulla Critical (basta vedere il numero di eventi Critical in tutta Europa). Con questo, ovviamente, non vogliamo sminuire il lavoro di Ed, anzi, entrambi sono due persone eccezionali e ci stanno aiutando veramente tanto a crescere.

Un pregio e un difetto del vostro socio?
Tommaso: Preciso e accurato, ma lento come la morte.
Nicolas: Dedizione, polivalenza e lungimiranza. Come difetto magari che, a tratti, può essere un po’ sprezzante, ma è giusto che sia così.
Fabio: Domanda di riserva?
Ivan: Costante e determinato ma forse un po’ troppo testardo.

Was a be : footwork = Synth Ethics : neurofunk. Immagino abbiate un background diverso ma prima della drum and bass, musicalmente parlando, cosa c’era nella vostra vita?
Tommaso: Personalmente ascoltavo molto hip hop, sia italiano che americano. In famiglia girava anche molto jazz, che credo mi abbia aiutato con la parte “strana” della ritmica DnB. PS: non abbiamo mai pubblicato una traccia prettamente neurofunk…
Nicolas: In primis mi accodo a Tommy, non ci identifichiamo assolutamente con la neuro, sicuramente presentiamo delle influenze ma solo a livello di sound design. Per quello che invece riguarda le influenze passate ho avuto la fortuna di crescere con un sacco di musica in famiglia, i miei genitori ascoltavano di tutto. Mio padre era un Dj quando era giovane e mi ha trasmesso la sua passione: acid jazz, soul, rock, blues, funk e disco mi hanno spianato la strada per poter poi apprezzare punk, ska, reggae, e funk metal quando ero ragazzino, per poi proseguire con hip hop, ambient e lo-fi elettronica. A 16 anni ho scoperto la DnB e a 17 anni la dubstep, da lì non sono più tornato indietro, al momento sto ancora esplorando tutto ciò che rientra sotto la soundsystem culture (prevalentemente UK), dal dub alla garage, dal grime al footwork.
Fabio: Io dico un sacco di punk rock, che tuttora mi prende una fetta di ascolti più grande della DnB, a dirla tutta.
Ivan: Musica. Non mi sono mai soffermato su un solo genere in particolare, ho sempre ascoltato di tutto, qualsiasi genere, e sono sempre alla ricerca di novità dai 70 ai 190 bpm.

In Italia sembra esserci una forte ripresa della scena drum and bass, ma non è ancora ai livelli del resto d’Europa. Avete mai pensato di spostarvi a vivere a Londra, per esempio? In ogni caso, cosa dovrebbe cambiare qui?
Tommaso: Sto pensando di trasferirmi a Londra, ma per ragioni lavorative più che musicali: avete visto quant’è pagato uno sviluppatore a Londra?! Però, se devo essere sincero, dopo esser stato all’ultima Critical Night in backstage con Alix Perez, Chimpo, Sam Binga e tutta la crew della Critical, dove per loro era solo un “altro sabato sera”, ho realizzato che sicuramente la carriera musicale da quelle parti avrebbe dei risvolti positivi.
Nicolas: London per il momento aspetta, me la tengo buona per andarci a suonare. Qua in Italia ci sono molte crew che si stanno facendo il mazzo e sta iniziando a vedersi la luce alla fine del tunnel, ma ancora è estremamente difficile far funzionare bene una serata DnB a livello qualitativo ed economico. Se non hai lo zoccolo duro di connoisseurs, come per esempio a Bologna, Torino e Padova, si fa fatica a rendere sostenibile un evento e prendere certi rischi. Sfortunatamente nel corso degli anni abbiamo avuto poche solide realtà che hanno fatto le cose con ricerca ed etica, con interesse nell’educare e coltivare il proprio pubblico, troppi hanno cercato di lucrarci sopra o soddisfare il proprio ego suonando dopo uno dei soliti cinque headliner che vediamo da 10 anni qua in Italia.
Fabio: Diciamo che non c’è giorno in cui non ci penso, non solo per una questione musicale. Più che a Londra mi trasferirei volentieri a Bristol, quella città ha un nonsoché di magico. Le cose che dovrebbero cambiare in Italia sono parecchie e lo sappiamo bene tutti: politica, modo di pensare, chiesa ecc. ecc. ecc. ecc….
Ivan: Penso che in Italia ci sia stata una piccola ripresa nella DnB e sicuramente negli ultimi anni tanto è dovuto a The Dreamers Recordings: i ragazzi di Torino stanno svolgendo un ottimo lavoro anche se per raggiungere i livelli del resto d’Europa la strada è ancora lunga e sempre in salita.

Avete suonato in varie location, qual è stato il posto in cui avete preferito suonare e perché?
Tommaso: In Italia sicuramente il Pedro di Padova, dai ragazzi di Bad Vibes, è una delle migliori venue italiane, a pari merito con il Centralino di Torino, dove i Dreamers da 12 anni lavorano per tirare su le nuove generazioni, davanti e dietro la console. Per l’estero sicuramente l’Islanda è stato il luogo più interessante dove mi hanno chiamato a suonare (buona la balena!).
Nicolas: Personalmente sul territorio nazionale le migliori suonate le ho fatte a Torino dai Dreamers, Bologna dai ragazzi del B.U.M (su un bellissimo impianto Void - grazie Kappa), Padova dai Bad Vibes e dulcis in fundo dai nostri cari Ramblers a Rimini. Per quello che riguarda l’estero ho avuto il piacere di suonare a Philadelphia nello scantinato di un teatro convertito in club.
Fabio: Direi Sun and Bass, quel festival ha qualcosa di unico che purtroppo non riesco a spiegarvi a parole. Soprattutto l’esperienza di quest’anno è una di quelle cose che non mi dimenticherò facilmente.
Ivan: La Ballroom all’Outlook Festival in Croazia, chi ci è stato sicuramente sa il perché. In Italia difficilmente potrò dimenticare il festival Urca Urca sulle montagne del Lago di Como, è stata veramente un’esperienza speciale.

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