07/06/2019 - Interviews

Neuroscopia

by Alessandro Sparano

A Milano, domani, sabato 8 giugno, Macao ospita Dom & Roland e Klone. Abbiamo intervistato i promotori della serata, le anime di Neuroscopia.  

Quando per definire l’importanza di un qualsiasi evento musicale, ci si attiene al numero di audience raggiunto, si innescano una moltitudine di opinioni discostanti e spesso il rischio è di incorrere nell’errore di sminuire lo sforzo e la passione di interi movimenti culturali di nicchia. Il genere drum and bass, inutile negarlo, fa parte di questo vasto insieme di espressioni musicali che, in un Paese come l’Italia, boccheggiano per riuscire a farsi strada tra i pochi spazi disponibili e ancor più faticosamente tra l’opinione pubblica. Una delle città senza dubbio più esigenti e stereotipate dello stivale è Milano: una città all’avanguardia dove si respira, a parte lo smog, il fermento di un popolo in evoluzione, per certi versi aperto alle novità, all’inusuale, alle sorprese. Sfortunatamente, però, tutte queste belle prerogative per un arricchimento del tessuto sociale nascondono agli occhi di chi riesce a viverla, o almeno crede di riuscirci a pieno, un mondo di sottoculture che urlano la propria esistenza. Gli equilibri in gioco per l’organizzazione di un evento sono tantissimi e il cammino, già di per sé difficile, di chi si impegna a tenere viva una cultura musicale poco richiesta, poco esplorata e a molti sconosciuta, si complica quando si tratta un argomento delicato come quello del denaro. Il mondo in cui viviamo è intriso di business in qualsiasi ambito in cui si desideri inserirsi, compreso quello musicale. Questo status dirige in modo inconsapevole verso un’avvilente standardizzazione sia della domanda sia dell’offerta e di conseguenza verso un allontanamento dalla bellezza di forme artistiche lontane dalle abitudini comuni e quindi escluse da questo meccanismo.

Domani, sabato 8 giugno, in uno dei centri culturali più discussi e affascinanti di Milano, il Macao, potremo vivere il vero concetto di underground della scena musicale meneghina: Neuroscopia. Interamente improntato sulla potenza della frangia più oscura e progressiva della drum and bass di fine anni ’90, la neurofunk, questo concept di serate nasce solo un anno fa da tre componenti della scena DnB milanese: Sister F, Solid One e Outside. Tutti e tre i membri del gruppo condividono a pieno la forte passione per questo genere musicale e, grazie allo spazio ricevuto all’interno di Macao, possono spingere i bassi e far rollare senza sosta le batterie più crude e realistiche che vi aspettate. Gli ospiti per quest’edizione sono letteralmente un pezzo di storia del genere: Dom & Roland e Klone. Entrambi inglesi, questi due personaggi vi faranno letteralmente sollevare da terra a colpi sincopati riportando alla luce un sound che non ha mai smesso di stupire.

Cosa vi ha fatto scoprire la drum and bass? Da quale background musicale nasce la vostra esperienza elettronica?
OUTSIDE: Il genere della drum and bass l’ho scoperto un po’ per caso su Internet. Erano gli anni in cui la dubstep cominciava a prendere piede, il 2013 se non sbaglio, e spulciando tra le tracce suggerite su YouTube pian piano ho iniziato a conoscere i primi brani della UKF per poi arrivare alla neurofunk. La mia esperienza musicale proviene dall’hip hop e dal breakbeat, perché dai 14 fino ai 18 anni ho ballato breakdance ed ero molto legato a questa cultura.

SISTER F: La drum and bass l’ho scoperta “ufficialmente” nel 2006 a Firenze, dopo essermi trasferita per studiare, quando un mio amico mi consigliò le serate che facevano all’EX-Mud, piccolo club nel centro storico di Firenze dove tutti i giovedì suonava Ivan Villa. Il suo fu il primo set drum and bass che ascoltai e da quel momento mi si aprì un mondo e iniziai a frequentare tutte le serate che trovavo. Tutti i giovedì al Mud, venerdì o sabato all’Ippodromo con Innercity Jungle, varie feste organizzate nei centri sociali Next Emerson ed Elettropiù e in qualche free party dove c’era sempre un po’ di spazio per la drum and bass, oltre che per la techno. In realtà, ripensandoci, a posteriori, mi sono resa conto che qualche vecchio ascolto legato alla mia infanzia, tipo “Freestyler” dei Bomfunk Mc’s, o “Hide U” dei Kosheen, “Right Here Right Now” di Fatboy Slim, avevano basi drum and bass e ricordo che impazzivo letteralmente per quei pezzi, senza sapere che esistesse un intero genere così.

SOLID ONE: Io l’ho scoperta all’età di 15 anni grazie a mio cugino maggiore di 10 anni, la prima cosa che sentii fu un mix di Dj Urban: un mix neurofunk che mi colpì fin da subito. Ai tempi ero un amante del trash metal, crossover, industrial metal ma ascoltavo anche molto hardcore hip hop.

Qual è, secondo il vostro punto di vista, il significato del termine “underground”? Pensate che Milano sia una città flessibile per situazioni di questo genere?
Difficile fare una sintesi! Crediamo che il termine underground indichi generi e sottogeneri di nicchia lontani da dinamiche commerciali. Nasce dalla necessità di trovare un’espressione artistica che si distacchi proprio dalle logiche di mercato perché, quando sentita e condivisa da più persone, crea un vero e proprio movimento oltre che uno stile di vita. Nello specifico crediamo che la differenza si basi più semplicemente sulle modalità di distribuzione della musica stessa e dei luoghi in cui la si può ascoltare e ballare. Milano è una città dove sono presenti alcune realtà, tra cui gli spazi occupati, in cui i movimenti underground trovano spazio, non solo in termini di musica ma di cultura, di contenuto, di condivisione e di aggregazione.

Credete sia lʼandamento dellʼevoluzione della drum and bass, più allineata alle politiche dellʼindustria musicale, la causa della difficoltà di spingere in particolare il vostro stile? O invece potrebbe trattarsi di una scarsità di luoghi dove poter valorizzare le proprie caratteristiche?
L’evoluzione della drum and bass è molto più allineata alle politiche dell’industria musicale, principalmente in Inghilterra, Australia e forse alcuni paesi est europei. Nonostante a livello di sound design si siano fatti passi importanti, molte delle produzioni attuali, non tutte, si sono “appiattite” parecchio. Molte tracce sono prive di carattere e, nonostante il livello dei mastering attuali, spesso suonano molto simili tra loro, soprattutto nella neurofunk. Probabilmente, in parte, sarà anche dovuto al fatto che negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione tecnologica e comunicativa che ha semplificato apparentemente il lavoro di ricerca: supporti tecnologici che semplificano il lavoro di chi produce, sample pack condivisi per essere riutilizzati su larga scala, tutti espedienti che spesso frenano la ricerca personale del suono. Noi cerchiamo di concentrarci sulla musica, con una ricerca molto approfondita. Organizziamo serate ma non ci consideriamo dei promoter, siamo dei Dj prima di tutto. Seguire uno stile particolare è una scelta, crediamo nel voler creare un filo logico musicale sia all’interno del singolo evento che nella continuità. Stentiamo a credere che la drum and bass e l’industria musicale, in Italia, possano stare nella stessa frase. Ancora oggi se dici “drum and bass” la gente ti risponde che non sa neanche cosa sia. Se scarseggiano i luoghi dove poter spingere questa musica è semplicemente perché non c’è un ritorno da un punto di vista economico.

Cosa pensate della club culture in Italia e di un possibile coinvolgimento della drum and bass allʼinterno di essa oltreché nel contesto dei centri sociali?
La drum and bass in Italia è un genere che si è diffuso principalmente nei centri sociali, stiamo comunque parlando di un genere di nicchia. Nei locali raramente capita di incontrare persone interessate veramente alla musica che si sta proponendo anche se sicuramente stili di drum and bass come quelli ritrovabili su canali della UKF sarebbero più affini a quel tipo di situazione e pubblico. Rimane un discorso esclusivamente economico legato a “quanta gente porti" e non alla qualità e alla volontà di creare qualcosa di significativo. I gestori dei locali puntano su chi fa più numeri, non su chi spinge bella musica, il che comunque è un punto di vista soggettivo. Per quanto riguarda la neurofunk e la techstep, proprio per questi motivi, non crediamo possano funzionare, in una città come Milano, nel contesto dei club.

Quali sono le peculiarità che differenziano dal contesto moderno lo stile di drum and bass che volete far conoscere?
Rispetto al contesto moderno prima c’era molta più personalità nella produzione, e molto più funk! Le tracce duravano anche 8/9 minuti, erano in continua evoluzione. Oggi le tracce durano 3/4 minuti, hanno un’intro che dura un minuto, un drop cortissimo, un breakdown di un altro minuto e così via, riferendosi in particolare a un genere come la neurofunk. Sono tracce pensate per essere mixate in digitale, studiate per set velocissimi, con cambi continui ma con tracce molto simili, così facendo si perde la vera potenza di un Dj set: il viaggio musicale. Esistono comunque produttori ed etichette minori indipendenti che sfruttano il sound design come qualità ma mantengono comunque l’essenza delle tracce del passato. Come gruppo di Neuroscopia cerchiamo di promuovere la neurofunk old school che rappresenta il vero suono della neurofunk originale sviluppata alla fine degli anni ‘90.

Avete mai pensato che creare serate molto specifiche possa confondere chi non conosce questo genere discostandolo dalla visione integrale dello stesso?
No, anzi, preferiamo le serate che seguono un filo logico. Questo non vuol dire proporre qualcosa di monotematico ma approfondire piuttosto. Ogni genere di drum and bass ha più sfumature e con questo non sosteniamo che ci dovrebbero essere solo serate neurofunk, ma anche jungle, liquid, deep ecc. Proporre musica per farla conoscere e spingere per una maggiore consapevolezza di essa. Per quanto riguarda il più giovane del nostro gruppo, Alberto, potrebbe essere una buona occasione per far conoscere questo genere anche alle generazioni vicine alla sua che non si sono potute avvicinare prima a questo genere, per crearsi un’opinione musicale senza pregiudizi. Ad ogni modo, la scena sarebbe sicuramente più interessante se ci fossero più alternative e altri organizzatori ma sfortunatamente siamo rimasti in pochi a spingere questo genere.

La stiamo citando spesso: cosʼè la neurofunk e cosa è cambiato dalla sua creazione a oggi? Quali sono i passi avanti che riconoscete e quali i passi indietro?
La neurofunk è un sottogenere della drum and bass, molto tecnico, scuro, nato verso la fine degli anni ‘90 come evoluzione della techstep. È una versione di funk più cupa e pesante, con ritmiche sincopate. Come già accennato, negli anni si è persa un po’ di personalità dando spazio ai virtuosismi tecnici, e questo ha portato le composizioni, oscure per antonomasia, a perdere la loro vera essenza: essere dark. La varietà dei suoni che andavano a completare una traccia che a oggi può magari risultare meno tecnica, la rendevano sicuramente molto più espressiva.

Dom & Roland e Klone saranno i prossimi ospiti della serata che state organizzando al centro culturale Macao di Milano. Cosa rappresentano per voi questi due ospiti e come pensate reagiranno alla senza dubbio particolare location in cui li state ospitando?
Entrambi sono dei pionieri del genere che proponiamo, sono due artisti che hanno contribuito a crearlo. Sono diversi tra loro ma, appunto, rappresentano il periodo d’oro di questa musica. Dom & Roland è più sperimentale per certi versi, molto tecnico e pulito nel suono. Klone, insieme a Rascal, ha creato un suono molto caratteristico, ascoltando le loro produzioni li si riconosce subito. Le loro tracce hanno quella combo particolare di basso e batteria che “incastrate” perfettamente creano un suono unito, unico e “rimbalzante”, lo definiamo “nasty beat” ed è facilmente riconducibile ad altri due mostri sacri della drum and bass: Ed Rush & Optical. Siamo certi che, come gli artisti precedenti che abbiamo invitato a Macao, rimarranno incantati dallo spazio e dall’energia delle persone. Uno degli aspetti positivi di Macao, è che si ha la possibilità di estendere la propria visione di serata oltre la musica. È uno spazio molto versatile e proprio per questa sua peculiarità lascia massima libertà di espressione, anche per quanto riguarda l’esperienza visiva. Con Neuroscopia non ci limitiamo solo a proporre la musica ma creiamo ogni volta un ambiente diverso, con installazioni e video pensati appositamente. Abbiamo la fortuna di essere un gruppo multidisciplinare. Nella vita di tutti giorni siamo archittetti, fonici, grafici, lighting e visual designer, per cui cerchiamo di portare tutte le nostre competenze e unire le nostre forze per un risultato completo a 360°.

Dove possiamo seguirvi e quali sono i progetti che state seguendo per il futuro?
OUTSIDE: Per ora ci potete seguire tramite l’evento Neuroscopia che tentiamo di proporre almeno una o due volte l’anno a Macao. Personalmente, come produttore, potete trovarmi su Facebook e Instagram come Outside. Si spera di poter continuare con un quarto episodio di Neuroscopia, per il resto vediamo cosa ci riserverà il futuro!

SISTER F: Sicuramente questo sabato ci trovate a Macao! L’intenzione è sicuramente quella di portare avanti Neuroscopia con un paio di appuntamenti l’anno, non vuole essere un appuntamento fisso mensile ma più un’occasione speciale. Parallelamente io seguo le serate al Leoncavallo con Double Drop, storica crew milanese che promuove la drum and bass da oltre dieci anni. Con Double Drop ci impegniamo per portare avanti la scena con appuntamenti fissi, coinvolgendo sia artisti locali, dando spazio anche ai giovani, sia artisti internazionali. Per trovare le pagine personali dove aggiungo le news per ogni serata oltre che i miei mix e altri contenuti mi trovate su Facebook, Instagram e Mixcloud.

SOLID ONE: Le pagine più attive dove potete trovarmi come Solid One sono Facebook, Mixcloud e Instagram. Progetti per il futuro: “È un mondo difficile e la vita è intensa, felicità a momenti e futuro incerto”.

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