20/11/2017 - Interviews

ArpXP

by Luca Gricinella

Simone Deiana aka ArpXP è un DJ e producer sardo con uno stile che fonde drum'n'bass, jungle e future soul. Ha prodotto per etichette di punta come Metalheadz, V, Critical, Chronic fino alle più piccole e "future thinking" come Absys, Authentic, IM:Ltd e, vista la sua esperienza, gli abbiamo fatto qualche domanda sulla realtà italiana. Dal 2004, tra l'altro, è DJ resident del Sunandbass Festival e da circa quindici anni suona nei maggiori club europei: per questo gli abbiamo anche chiesto di realizzare un mix esclusivo per Hellmuzik.

Da che anno "militi" nella scena drum and bass italiana e come l'hai vista cambiare dai tuoi inizi a oggi?
Ho iniziato ad affacciarmi alla cosiddetta scena nel 2000, pubblicando le prime produzioni nei portali in voga in quel periodo e partecipando attivamente a un forum che poi si è sviluppato in un portale (gestito da me a da un gruppo di amici appassionati) chiamato Drumnbass.it, dal quale nacque il party omonimo con la residency in Pergola (Milano). Da lì in poi nacquero molte collaborazioni e progetti interessanti, come Italian Bassline (una serie di compilation prodotte dal Link) e il progetto S.M.O.K.E. che per un paio d'anni portò me e i miei soci dell'epoca (Sygo, ora parte del duo Hallucinator, e Dr.Nuke) alla ribalta internazionale. Negli ultimi anni il mio rapporto con la scena italiana si è un po' raffreddato, i booking dall'Italia sono ormai molto rari, una proporzione di circa 1/10 rispetto a quelli all'estero. Ma sembra che le cose si stiano muovendo bene, l'interesse verso il genere cresce e le nuove leve si stanno impegnando a dovere. Il tempo dirà.

Come riassumeresti e definiresti il tuo percorso artistico e il tuo suono da producer?
Ho sempre cercato di non farmi condizionare da ciò che fosse "cool" o da ciò che fosse più vendibile, mi piace produrre con molta calma, ragionandoci su, cercando di curare ogni dettaglio, non tralasciando nulla. Questo spesso rallenta il flusso creativo e il lavoro non sempre lo permette. Ma è l'unico modo per far sì che possa essere sempre soddisfatto al 100% di ciò che poi faccio uscire sul mercato. Non ho uno stile definito, preciso, rigidamente ancorato a un certo tipo di sonorità: negli anni ho prodotto per etichette molto diverse fra loro, dai suoni 90's di Makes me wonder (Metalheadz, 2014) alle atmosfere di Winter in Sardinia (Sunandbass, 2011), passando per il lo-fi noise di Surfaces (Critical, 2009) o il deep rolling della recente You (in collaborazione con Level 2, uscita per V recordings), senza farmi mancare esplorazioni in territori dubstep (ehm, non la dubstep del grande pubblico) e downtempo. Questo è il video di When You Gone, il mio pezzo con Reza per Methalheadz: https://www.youtube.com/watch?v=K7x6KC7qKeI.

Come nasce il tuo rapporto con una realtà di base in Italia che ha molta visibilità all'estero come Sunandbass?
Collaboro con il festival dal 2004. In quel periodo in Sardegna eravamo molto attivi nell'organizzare eventi con ospiti internazionali di un certo peso e con un tipo di sonorità molto affine a ciò che proponeva e propone il Sunandbass: musica di qualità, senza troppi compromessi. Per una serie di incroci ci si incontrò e da lì parti una collaborazione che dura fino a oggi. Nel tempo il festival è cambiato nei numeri e nella forma: è diventato un evento di rilevanza internazionale con una partecipazione massiccia di appassionati provenienti da ogni parte del mondo (dal Giappone al Brasile, dalla Nuova Zelanda all'Iran, dagli Stati Uniti al Sudafrica).

In cosa si contraddistingue da altre rassegne drum and bass?
Rispetto ai festival come Let It Roll o Outlook mantiene un ambiente molto più intimo, tranquillo. È nato come una "vacanza" e tuttora mantiene gli aspetti di una tipica settimana in relax al mare. Un'ulteriore evoluzione è stata la creazione della label Sunandbass Recordings, nata con l'obbiettivo di portare su vinile, con contenuti originali, il mood che si respira durante il festival.

Inghilterra a parte qual è un Paese che, secondo te, ha una scena particolarmente interessante, sia a livello di serate e dj sia a livello di producer?
La scena europea è molto attiva, Londra e Bristol restano le capitali ma in molti Paesi (come Olanda e Belgio) ci sono delle situazioni molto interessanti. Nell'Europa dell'Est sono molto attivi, suono spesso in Repubblica Ceca e Slovacchia, e in molti paesi dell'ex blocco sovietico ci sono delle realtà molto forti e dei club di un livello che noi ci sogniamo.

A che livello è l'Italia?
L'Italia gode di ottima salute dal punto di vista della qualità dei producer: Was A Be e Kiril sono probabilmente i miei preferiti (una nostra collaborazione è in cantiere, maggiori info a breve).

Pensi che gli artisti italiani per poter sopravvivere debbano per forza di cose trovare supporto da realtà estere (come etichette e club) o qualcosa si muove anche in Italia in questo senso?
Qualche anno fa ti avrei dato una risposta diametralmente opposta. L'esempio dei The Dreamers di Torino mi ha fatto cambiare idea. I canali esistono, i modi per sfruttarli al meglio pure, l'autoproduzione non è più quel concetto DIY punk di un tempo: puoi tranquillamente fare tutto "in casa" senza bisogno di grosse strutture di supporto. Per quanto riguarda il discorso dei club, la situazione è ben più complicata. All'estero si dà molta più fiducia a progetti a lunga scadenza, lasciando lo spazio per ragionare su sviluppi che nel tempo possano dare frutti. In Italia si vuole tutto e subito e pochi club vogliono scommettere su eventi che non possano garantire il pienone subito. Ciò non può che influenzare negativamente il percorso creativo: puoi essere coraggioso, all'avanguardia, geniale, ma se non hai chi ti capisce e – di conseguenza – supporta, è ben difficile fare le rivoluzioni culturali dalla cameretta.

Per finire, collabori da grafico con un marchio storico come Metalheadz: che tipo di esperienza è?
La mia collaborazione con loro nasce qualche anno fa, dopo due uscite, una nel 2013 e una nel 2014. Ho disegnato il concept del ventennale della Label, poster, flyer e merch e da quest'anno abbiamo riavviato la collaborazione: mi occupo di disegnare le copertine dei dischi e ho realizzato il brand restyling di Methxx, una delle label che compongono il mondo Metalheadz.

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