14/05/2018 - Culture

Le serie tv e la drum and bass

by Luca Gricinella

Se lo scorso autunno “Changing” dei Sigma era la canzone dello spot Vodafone ‘Il futuro è straordinario. Ready?’ (subito prima che “Cara Italia” di Ghali si guadagnasse la maggioranza delle attenzioni), in questi giorni, tra i commenti musicali delle sintesi delle partite, su Sky Calcio si sente anche “All Goes Wrong” dei Chase & Status.

Il rapporto tra la drum and bass e la televisione da tempo è fruttuoso e, anche in Italia, ultimamente, ci sono degli esempi che lo testimoniano. Ma quanto è presente la drum and bass nelle serie tv? Anche in questo caso vanno subito citati i Sigma ma per aver fatto l'operazione contraria, ossia quella di portare un'attrice di una delle serie più quotate degli ultimi anni, Millie Bobby Brown (‘Undici’) di “Stranger Things”, nel mondo drum and bass rendendola protagonista del video di "Find Me". Per rispondere davvero alla domanda, invece, bisogna partire da “Underbelly”, serie che racconta gli ambienti criminali di Melbourne, uscita dieci anni fa, nel 2008, e basata su fatti reali (in Italia si è vista su Rai 4). Il primo episodio si chiude con un pestaggio mirato in un pub che degenera in rissa e la colonna sonora della scena è “Tarantula” dei Pendulum, australiani come la serie. “Luther”, invece, è una serie ambientata a Londra in cui l’omonimo protagonista, interpretato da Idris Elba, è il tipico ispettore di polizia che, per ottenere giustizia, non guarda in faccia niente e nessuno. Nel primo episodio della quarta stagione (uscita in Inghilterra nel 2015 e in Italia nel 2016 su Netflix), per andare a fondo in un’indagine, Luther irrompe coi suoi modi spavaldi e il suo look cool in un locale a metà strada tra club e pub dall'aspetto un po' losco e dove uno degli scagnozzi del boss lo accoglie puntandogli una pistola in testa. Subito prima, appena apre la porta, l’impatto è altrettanto aggressivo ma senza che ci siano di mezzo armi, solo grazie alla musica: dalle casse dell’impianto, infatti, sta uscendo, a tutto volume, un pezzo rumoroso e freneticamente percussivo che movimenta il pomeriggio dei pochi clienti intenti a fumare e bere. Si tratta di “Ice Hands” di Krakota, uscito a inizio 2015 per Hospital Records. Dopo una chiacchierata non proprio amichevole nel retro del locale con il boss del giro che fa base lì, Luther torna in sala dove stanno pompando un altro pezzo drum and bass, “Move it” di Reso, un po’ meno rumoroso ma potente quanto il precedente (anche in questo caso il pezzo è uscito a inizio 2015 per Hospital Records). Nel resto della serie non ci sono altri passaggi commentati dalla drum and bass che, in questo caso, dunque è stata associata a una situazione a metà strada tra microcriminalità e sballo, visto che oltre a chi fuma e beve c’è una ragazza che balla e sembra quasi in estasi. Non siamo troppo distanti dalla situazione messa in scena da “Underbelly” ma, restando in ambienti criminali, siamo invece ben lontani da “Top Boy”, altra serie tv girata a Londra ma con un immaginario 100% ghetto, atmosfere ben più cupe e in cui, a livello musicale, dominano rap, grime o elettronica di tutt’altro tipo come i Fuck Buttons (anche in questo caso la serie si trova su Netflix).

Restando in Inghilterra, ma cambiando totalmente ambientazione, c’è “Skins”, in Italia passata su MTV tra il 2008 e il 2013, che in vari passaggi usa la drum and bass: nel terzo episodio della prima stagione, per esempio, “Original Nuttah” di Shy FX & UK Apachi movimenta la serata dei liceali protagonisti delle storie messe in scena mentre stanno festeggiando in un locale. Qui il collegamento è semplice perché le vicende non si svolgono semplicemente in Inghilterra ma a Bristol, città nota nel resto del mondo più che altro per la florida scena elettronica esplosa negli anni Novanta. Nessuna associazione artefatta in questo caso, insomma, ma solo una scelta logica. Il punto, però, è che siamo sempre in un locale, non in una scena per strada, a casa, in ufficio ecc. Tre scene, tre locali. Di certo, le serie tv non vanno a braccetto con la drum and bass come i videogiochi: Ashley Howard, ex head of publishing e A+R di Hospital Records, in un’intervista del 2015 rilasciata a Noisey diceva che lo spettatore medio farebbe fatica a capire e accettare la velocità di questa musica e che, in ogni caso, ascolterebbe il pezzo solo una volta, per lo più, giusto il tempo della puntata, e non a ripetizione come un giocatore di videogame. Eppure tra i commenti YouTube delle due tracce citate e presenti in “Luther” - sempre marchiate Hospital, tra l’altro - molti ringraziano proprio la serie per averli fatti finire lì ad ascoltare quella musica. In effetti, a dirla tutta, sembra che gli spettatori delle serie si trovino meglio con un tipo di elettronica che resta più sottotraccia, meno di impatto, come quella di Eskmo, per esempio, che per “Billions” ha composto delle musiche che sottolineano le atmosfere e gli umori della storia, in alcuni casi dandogli una precisa direzione narrativa, non una semplice sfumatura, senza però usare esplosioni frenetiche di ritmo. Di fronte a una produzione così intensa di serie, con ogni probabilità basterà aspettare quella con l’azione e le ambientazioni giuste per accoppiarsi al meglio con la drum and bass. Al momento bisogna accontentarsi di episodi sporadici.

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