01/11/2018 - Culture

Wiley

by Francesco Gobbato

In occasione dell'uscita del suo nuovo album, abbiamo approfondito la figura di Wiley.

Wiley, “The Godfather of Grime”, dopo una lunga carriera tra l’underground e il mainstream inglese, ha inaugurato l’anno scorso la sua nuova trilogia di album intitolati, appunto, “Godfather” (un riferimento anche al celeberrimo film di Francis Ford Coppola, anch’esso una trilogia), che segnano un suo ritorno alle origini e alle sonorità dello stile musicale che ha contribuito a creare. Questo ha reso il primo capitolo dei “Godfather” un album acclamato universalmente da critica e pubblico, trainato dal potente singolo “Can’t Go Wrong”. Quest’anno è già uscita la seconda parte anticipata dal singolo “Call The Shots” assieme a JME e prossimamente uscirà “Godfather III”, chiusura della trilogia.

Wiley è un artista che nella sua carriera si è cimentato su sonorità molto diverse, dal puro grime (o “eskibeat” come lo chiamava lui stesso agli inizi) a suoni più house passando anche per la dubstep, come ad esempio avvenne nel 2006 quando registrò “I’m a sinner” sopra la strumentale “Hater” di Various Production, pezzo poi incluso nel suo mixtape “Tunnel Vision Vol.2”. A tal proposito nel 2013 si è reso protagonista di una disputa avvenuta su Twitter con Skream riguardo, a detta sua, la superiorità del grime sulla dubstep: in particolare il rapper disse “Our genre has the most powerful voices compared to ur genre ...u lot are just producers and Dj’s”. Tra accuse a Skream di suonare per lo più dj set house e viceversa a Wiley di avere singoli non grime tra quelli di maggior successo, intervenne alla fine Plastician per portare la pace in questo scontro di generi (“I got love for grime and dubstep… this ain’t about choosing a side, I am just stating that there is no clear ‘winner’ between the two.”) e noi non possiamo che essere d’accordo con quest’ultimo. Nonostante tutto, Wiley comunque ha già dimostrato in passato ottima versatilità, così come molti altri rapper inglesi, su varie sonorità e difatti in “Godfather II” sono anche presenti pezzi che si spostano su mood più dancehall e pop andando a ricordare il suo periodo mainstream di qualche anno fa (e questo non è andato molto giù a fan e critica), a differenza del primo capitolo dove tutte le tracce sono strettamente grime; non è da escludere quindi che pure nell’ultimo capitolo in uscita della serie “Godfather” potremmo trovare altre sorprese e magari risentire Wiley sopra beat più vicini alla bass music, cosa che sicuramente sarà più apprezzata dal pubblico rispetto alla svolta più dance/pop dell’ultimo disco.

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