01/10/2018 - Culture

Goldie

by Luca Gricinella

Poco più di un anno fa, sulle pagine di Dj Mag parlavamo del ritorno di Goldie, subito dopo l'uscita del suo ultimo album, "The Journey Man". Visto che sul prossimo numero del mensile dove curiamo una rubrica fissa parleremo di nuovo di questo peso massimo della drum and bass, abbiamo deciso di riproporre sul nostro sito anche questo articolo dove, nella parte finale, abbiamo anche scambiato due chiacchiere con Kwality...

"The Journey Man" è l’efficace titolo del nuovo album di Goldie, che arriva ventidue anni dopo un esordio, "Timeless", considerato a pieno titolo un vero caposaldo dell’elettronica underground, con il valore aggiunto di essere stato riconosciuto anche dal mainstream, tanto che, dopo le lodi immediate del New York Times, nel 2011, The Guardian ha definito la sua uscita uno dei "cinquanta eventi chiave nella storia della dance music". E proprio come ha fatto con "Timeless" (1995) e il successivo "Saturnz Return" (1998), anche questa volta, l’artista classe 1965 originario della profonda Inghilterra (Walsall) non si risparmia in quanto a sostanza musicale: un doppio album con sedici tracce per un viaggio di quasi due ore pubblicato da Cooking Vinyl insieme a Metalheadz, storica etichetta creata dallo stesso padrino della drum and bass. Oltre a Natalie Duncan, scoperta nel talent show della BBC ideato proprio dal Nostro - Goldie's Band By Royal Appointment -, i contributi vocali sia femminili sia maschili che danno a più riprese impronte soul e jazz al disco sono di Terri Walker, Tyler Lee Daly, Natalie Williams, José James, Naomi Pryor e Mika Wassenaar Price. Con quest’ultima, sua moglie, Goldie vive in Thailandia stabilmente da due anni, dove ha riflettuto, sia camminando all’alba sulla spiaggia sia praticando yoga con disciplina (“senza yoga non sarei stato in grado di fare questo album”, racconta), e ha acquisito la serenità e gli stimoli necessari per concepire, dopo tanti anni, un album che segna un picco di maturità per lui come artista come per tutta la drum and bass. "Ampliare un genere che già esiste è difficile - spiega Goldie. Quando è nuovo, si tratta di qualcosa di nuovo, un nuovo genere. Tutto va avanti, si può fare tutto. E anche se ci sono delle regole, queste vanno rotte. Questo è il mio obiettivo principale, rompere le regole”. Un genere esistente, appunto - anche se in Italia a intervalli regolari c’è chi lo mette in dubbio - e rivisto una volta di più da uno dei suoi massimi autori: "The Journey Man" ribadisce questi due dati di fatto. Un disco di un virtuoso della drum and bass in cui l’intensità gioca al rialzo senza mai calare: dal singolo radiofonico pieno di soul che ha anticipato l’uscita dell’album e che suona come un classico del ritmo londinese nato a inizi anni Novanta, "I Adore You", ai diciotto minuti e trentasei secondi dell’introspettiva "Redemption", in cui c’è l’influenza dichiarata della techno di Detroit, passando per l’avant-funk (ma con espliciti riferimenti classici) percussivo e brioso di "Castaway" o per la riflessiva "Truth" - rivisitazione dello storico pezzo scritto nel 1998 per e con David Bowie - o ancora per "Tu Viens Avec Moi?", versione ispirata del suo brano preferito di tutti i tempi, "Are You Going With Me?" di Pat Metheny. Insomma, Goldie si ripresenta come un modello evoluto, in versione quanto mai consapevole e matura, lasciandosi alle spalle, magari una volta per tutte, l’immagine del genio irrequieto. “La gente – continua – vuole stare al passo coi tempi, quindi gli adulti fanno musica per i giovani. Ecco, lasciamo che siano i ragazzi a fare musica per i giovani, lasciamo che diventino adulti e facciano esperienza con la musica. È quello che abbiamo fatto noi, crescere con la musica. Quando eravamo giovani si trattava di far ballare i miei coetanei ma questa gente ormai è cresciuta e noi abbiamo bisogno di qualcos’altro”. "The Journey Man" è proprio la risposta di Goldie a questa esigenza: un disco rivolto soprattutto a trentenni e quarantenni, che probabilmente non conquisterà al volo e in blocco le nuove generazioni ma che può condurle a compiere varie scoperte, a partire dai venticinque anni (circa) di storia della drum and bass. “È un album importante, la cosa più importante che abbia mai fatto – conclude Goldie. Voglio cambiare le cose e lo dico adesso come lo dicevo quando avevo diciassette anni”. Maturo, cambiato, “felice come mai prima” – rivela - e, a tratti, anche zen, ok, ma immaginare Goldie senza una dose di spocchia è dura e, per fortuna, questa si conserva evolvendosi; proprio come il ritmo di cui, dopo un quarto di secolo, resta l’esponente di punta e a cui ha regalato questo nuovo viaggio musicale, che di certo arriverà in territori lontani dalla cerchia degli adepti.

Abbiamo scambiato qualche parola su Goldie con uno dei massimi esponenti della scena drum and bass italiana, Victor aka Kwality, membro e fondatore del collettivo The Dreamers, frontman degli LnRipley, co-fondatore di Dreamers Recordings e MC vincitore del Red Bull Culture Clash 2017: “Nel 2005 ero alla serata Love’N’Bass del Chicobum Festival come MC per i Rollers inc e quella sera aprivamo la Metalheadz Night (in scaletta c’erano anche D-Bridge e Lowqui mc, che ho sempre avuto come modello). All’epoca mi chiamavo solo Victor (mio vero nome) e quando scesi dal palco Goldie si avvicinò e con tono molto molto deciso mi disse “You’re a quality lad, go on and don’t lose yourself”. Quella frase mi rimase impressa e da quel giorno aggiunsi Kwality al mio nome. Per me, Goldie è davvero timeless come il suo disco di esordio, un’istituzione senza tempo: le sue intuizioni sono un must e solo lui riesce a dare quel tocco Blue Note (intendo lo storico locale londinese) alle sue tracce disegnando le vere suggestioni del genere. Per quanto riguarda i suoni è bravissimo a circondarsi dei migliori produttori del suo tempo, come nel caso di "I Adore You", prodotta da Greg e James, due dei miei produttori preferiti degli ultimi anni. Goldie è il Jeff Mills della drum’n’bass, uno che ha una visione a 360° della sua arte dal giorno uno, l’ha vista nascere, diventare mainstream, morire, rinascere, diventare underground, ridiventare mainstream. E poi quanti riescono a risuonare un intero album drum’n’bass con un’orchestra?! Beh, per ora solo lui (ride, ndr)”.

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